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22 Febbraio 2022
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Sentirsi a… “casa”

Chi è chiamato a raccontare i fatti a volte deve usare le parole più giuste possibili e deve essere in grado di dare un’interpretazione che vada molto più in profondità delle cose viste semplicemente con gli occhi. Infatti, il momento che abbiamo vissuto lunedì 21 febbraio alle ore 19:00 non è affatto l’inaugurazione di una infermeria per frati ammalati. Dobbiamo provare a dire innanzitutto che il suo vero nome è “Casa Nostra Signora degli Angeli”. “Casa” non è soltanto le mura di questa meravigliosa struttura che siamo riusciti a costruire grazie all’aiuto di Dio e dei nostri fratelli Statunitensi, della Provincia di “Nostra Signora degli Angeli”, che aspettiamo con gioia per il vero momento dell’inaugurazione. “Casa” sono anche le relazioni da cui tutto ciò è nato, le relazioni che si vogliono vivere al suo interno. “Casa” rivela il desiderio di accoglienza e di cura che vogliamo donare ai frati e a tutti coloro che vivranno in essa. “Casa Nostra Signora degli Angeli” fa andare con la mente a San Francesco e ai suoi primi frati raccolti alla Porziuncola di Assisi sotto la protezione della Vergine Maria, dove pian piano si radunarono folle immense di fedeli desiderose di vita eterna.


In questa sera ci siamo ritrovati con i frati che già abitano questa casa e con i frati delle comunità vicine per pregare insieme il Signore attraverso la preghiera dei Vespri e iniziare a prendere coscienza di ciò che Egli ci ha regalato. Probabilmente, e lo speriamo con tutto il cuore, tutto ciò rappresenta solo l’inizio di ciò che i Frati Minori Conventuali di Sicilia, nell’ultimo Capitolo Provinciale, hanno accolto come missione da portare avanti in questo quadriennio, cioè quella di essere “testimoni e costruttori di fraternità nella città degli uomini”, costruttori di una nuova pagina di storia di fraternità, come ha detto il Ministro Provinciale, Fr. Gaspare La Barbera rivolgendo una breve riflessione ai frati presenti, e di esserlo con la consapevolezza che, come ultimamente ci è stato ricordato, anche se siamo un “segno” debole e impoverito restiamo pur sempre un segno di Dio e del suo amore.